Blog di controinformazione, per la Verità e contro la propaganda. In questo spazio virtuale vengono proposte notizie e articoli ripresi da vari siti, riguardanti salute, guerra ambientale e geoingegneria ( aka scie chimiche), cibo, menzogne storiche, banche e truffa del debito, spiritualità, religioni, e tutto ciò che il regime non vuole che sappiate.
Praticamente non ne ha parlato nessuno. Praticamente la ratifica di
Camera e Senato è avvenuta all’unanimità. Praticamente stiamo per finire
nelle mani di una superpolizia dai poteri pressoché illimitati. Che
sulla carta è europea, ma che nei fatti è sotto la supervisione
statunitense. Tanto è vero che la sede centrale si trova a Vicenza, la
stessa città dove c’è il famigerato Camp Ederle delle truppe USA
Alzi la mano chi sa cos’è il trattato di Velsen. Domanda retorica:
nessuno. Eppure in questa piccola città olandese è stato posto in calce
un tassello decisivo nel mosaico del nuovo ordine europeo e mondiale.
Una tappa del processo di smantellamento della sovranità nazionale,
portato avanti di nascosto, nel silenzio tipico dei ladri e delle
canaglie.
Il
Trattato Eurogendfor venne firmato a Velsen il 18 ottobre 2007 da
Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Italia. L’acronimo sta per
Forza di Gendarmeria Europea (EGF): in sostanza è la futura polizia
militare d’Europa. E non solo. Per capire esattamente che cos’è,
leggiamone qualche passo. I compiti: «condurre missioni di sicurezza e
ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e
supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro
ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale;
assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico,
controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere
attività investigativa in campo penale, individuare i reati,
rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie
competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso
di disordini pubblici» (art. 4). Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà
essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni
Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in
Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico
(NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche»
(art. 5). La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia
multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale
permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza
(Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo
coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero -
l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che
governa EUROGENDFOR» (art. 3).
Ricapitolando: la Gendarmeria
europea assume tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine
(carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi; la Nato, cioè gli
Stati Uniti, avranno voce in capitolo nella sua gestione operativa; il
nuovo corpo risponde esclusivamente a un comitato interministeriale,
composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari.
In pratica, significa che avremo per le strade poliziotti veri e propri,
che non si limitano a missioni militari, sottoposti alla supervisione
di un’organizzazione sovranazionale in mano a una potenza extraeuropea
cioè gli Usa, e che, come se non bastasse, è svincolata dal controllo
del governo e del parlamento nazionali.
Ma non è finita. L’EGF
gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art.
21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); i
danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); i
gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei
paesi ospitanti (art. 29). Come si evince chiaramente, una serie di
privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.
Il 14 maggio
2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica
l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442:
tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera,
anche qui all’unanimità. Il 12 giugno il Trattato di Velsen entra in
vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente
l’Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e
questa degradata a polizia locale di secondo livello. Come ha fatto
notare il giornalista che ha scovato la notizia, il freelance Gianni
Lannes (uno con due coglioni così, che per le sue inchieste ora gira con
la scorta), non soltanto è una vergogna constatare che i nostri
parlamentari sanciscano una palese espropriazione di sovranità senza
aver neppure letto i 47 articoli che la attestano, ma anche che sia
passata inosservata un’anomalia clamorosa. Il quartiere generale europeo
è insediato a Vicenza nella caserma dei carabinieri “Chinotto” fin dal
2006. La ratifica è dell’anno scorso. E a Vicenza da decenni ha sede
Camp Ederle, a cui nel 2013 si affiancherà la seconda base statunitense
al Dal Molin che è una sede dell’Africom, il comando americano per il
quadrante mediterraneo-africano.
La deduzione è quasi ovvia:
aver scelto proprio Vicenza sta a significare che la Gestapo europea
dipende, e alla luce del sole, dal Pentagono. Ogni 25 Aprile i patetici
onanisti della memoria si scannano sul fascismo e sull’antifascismo,
mentre oggi serve un’altra Liberazione: da questa Europa e dal suo
padrone, gli Stati Uniti.
Tutti ricordiamo il tormentone Imu sì-Imu no, una bolla mediatica che
ha accompagnato la vita politica istituzionale per metà 2013. È stato
sostituto, sempre con Silvio protagonista (complimenti, anche vicino al
sarcofago riesce a condizionare i nanerottoli politici di via del
Nazareno) dall’altra bolla mediatica, quella della legge elettorale.
Bene, immaginate che casino succederebbe se qualcuno grosso, qualcuno
di importante, volesse imporre una bella patrimoniale, di quelle toste.
Già, immaginate il coro dei Roberto Speranza, uno che la parte l’ha
imparata presto: “irresponsabile”, “populista” etc., e i sottili
distinguo dei sindacalisti gialli Camusso e Landini sulla patrimoniale.
Il problema, non proprio leggerino, è che la proposta di una forte
patrimoniale per l’Italia, sempre per il rigore dei conti pubblici, non
l’ha avanzata qualche populista ma la Bundesbank. Eh sì. Era in prima
pagina due giorni fa sulla Handelsblatt e su Die Welt, edizione online
di entrambe le testate.
Così, mentre le prime pagine dei
giornali italiani sono rigonfie di cose inutili, la banca centrale del
principale paese dell’eurozona ha chiesto per noi una bella stangata
(non esiste legge elettorale che risolva il problema della
rappresentanza e dei processi decisionali. Ma da prima dello
scioglimento del Pci i “riformisti” hanno provato questa droga del
politico detta "legge elettorale", e non hanno più smesso...).
D’altronde, con un’economia paralizzata cosa credete che voglia il
grande fondo estero, come garanzia, per comprare i nostri titoli? Ma i
nostri patrimoni! Grandi e piccoli che siano, basta non averli alle
Cayman (come lo sponsor di Renzi). Così vuole la Bundesbank.
E che rapporto c’è tra queste necessità della Bundesbank e il decreto
Imu-Bankitalia presentato
furbescamente alla televisione e alle camere?
Se qualcuno crede che le comparsate della Boldrini servano per
garantire il rispetto alle istituzioni, viva il suo Nirvana e non
proceda oltre nella lettura. Sennò ascolti un dettaglio. Prima di tutto
mettere l’Imu nel decreto è costruire un cavallo di Troia (absit injuria
verbis) per far passare tre perle:
1) L'aumento dell'acconto Ires.
2) La “sanatoria” sul gioco d’azzardo, che è un regalone a tutte le agenzie che dovevano somme astronomiche allo Stato.
3) La sterilizzazione del potere di veto del ministero dei beni
culturali e (sic) del Ministero dell’Ambiente sulle dismissioni (e vai
con nuovi ecomostri).
E qui arriva la perlona contenuta nel decreto Imu che prende anche il
nome del gioiello, diventando decreto Imu-Bankitalia. Cosa prevede il
gioiello?
1) La legittimazione della proprietà privata dell’ente che solo
nominalmente resterà pubblico (nomina del governatore, vero Re Pipino
della situazione)
2) L’impossibilità del potere pubblico di poter dire alcunché sulla
compravendita delle quote di Bankitalia (quindi se qualcuno o qualcosa
che ha interessi che non coincidono con quello nazionale prende piede in
Bankitalia, il pubblico non può porre veti. Solo per questo Napolitano
meriterebbe l’impeachment, altro che...)
3) Si apre legalmente la strada ad un patto di sindacato, esplicito o
occulto, dove una serie di soggetti finanziari che entrano nelle banche
italiane fanno cosa gli pare di Bankitalia (guarda caso tre giorni fa
qualcuno ha fatto la spesa con i titoli bancari italiani che sono andati
anche a -16 in una seduta).
4) Le privatizzazioni possono essere pilotate da questo patto di
sindacato ormai legittimabile da questo decreto (vedi vicenda Cassa
depositi e prestiti).
5) Il patto di sindacato (cioè l'insieme delle regole volte a
determinare l'assetto della proprietà di una società), possibile e
sostenibile da hedge fund che hanno un portafogli largo quanto il nostro
Pil, può a questo punto controllare l’oro di Bankitalia a sostegno
dell’euro. Proprio come desidera la Bundesbank. E ce la vedete questa
nuova Bankitalia, in mano a tutti fuorché all’Italia, opporsi nel caso
alla patrimoniale come desiderata dalla Bundesbank? "Ragassi" - avrebbe
detto il povero Bersani - “Sciamo in Europa..”.
A questo punto anche un elettore di centrosinistra, cioè uno che in
politica fa uso di droghe nemmeno tanto leggere, capisce la verità. Che
la “crescita” non esiste, non ci sarà. Ma solo un periodo di estrazione
di risorse da questo paese. Fino a quando non ci sarà nulla da estrarre e
i nostri giovani accetteranno salari da 250 euro il mese, competitivi
con l’Ucraina che spinge per entrare in Europa a costo della guerra
civile, facendosi prendere per fame. in un paese dai prezzi tedeschi
causa tasse e balzelli.
Tutto questo ha un nome nei manuali di concorrenza economica. Si
chiama strategia del “Beggar thy neighbour”. Ovvero: porta il tuo vicino
a mendicare. Ci guadagnerai un sacco. Specie se nel paese del tuo
vicino ci sarà qualche servo che dà del populista e dell’irresponsabile a
chi si opppone al saccheggio.
La proposta della patrimoniale della Bundesbank è all'opposto della
patrimoniale "de sinistra". Si tratta semplicemente di tassare e spedire
in Germania. "Prima" deportavano uomini e ricchezze e mettevano tutto
nei vagoni piombati. Ora sono solo interessati alle ricchezze, ma senza
disturbare il traffico ferroviario.
I
Rothschild sono una delle famiglie più potenti al mondo (nel mondo
economico la più potente); di origine tedesca, detiene la MAGGIORANZA
dei due istituti Privati Bancari che conosciamo, la FED e la BCE.
Ma procediamo un passo per volta e vediamo chi sono questi istituti Bancari Padroni del Mondo!
FED
La Federal
Reserve è una Banca Privata, posseduta da azionisti privati di cui i
Rothschild sono i maggiori proprietari ed il cui scopo finale è il
lucro.
La FED fu
istituita con l'approvazione del Federal Reserve Act del 23 dicembre
1913 dal Congresso degli Stati Uniti. L’iter legislativo avvenne in modo
“anomalo”, la Camera dei Rappresentanti aveva approvato il Federal
Reserve ACT, ma l’atto stava avendo delle difficoltà nell’approvazione
da parte del Senato; era il 23 dicembre 1913, quando la maggior parte
dei membri del Congresso avevano già lasciato Washington per le vacanze
natalizie e secondo le leggi americane, quando vi è una sospensione
dell’attività legislativa, occorre aggiornarla in quello che viene
definito “sine day”. Il 23 dicembre 1913, il Senato non si era ancora
aggiornato in “sine day”, quindi la seduta era tecnicamente in corso e
secondo quanto riportato dagli atti, erano presenti “SOLO” tre senatori,
che approvarono il Federeral Reserve Act con un consenso unanime in una
votazione a chiamata (sarebbe bastata una sola persona contro e non
sarebbe passata).
Ad oggi i
tribunali degli Stati Uniti hanno più volte decretato che la Fed è una
società per azioni privata e sebbene non faccia parte del Governo
Federale, è in realtà più potente dello stesso e, a mio parere, più
potente del Presidente, del Congresso e delle Corti di Giustizia.
Nel 1913 il
Congresso ha dato in mano ad una banca centrale indipendente, denominata
Federal Reserve, il monopolio sull’emissione della moneta degli Stati
Uniti ed il debito generato da questa società interamente di proprietà
privata è ciò che sta mettendo in ginocchio l’economia americana.
“Il potere di
emissione dovrebbe essere sottratto alle banche e restituito al popolo,
al quale giustamente appartiene” (Giulio Tremonti, ex ministro ed
economista, persona che stimo molto, perché oltre a Beppe Grillo è
l’unico che ha avuto il coraggio di dire nel passato la verità su come
gira il mondo economico).
“Chi prende in prestito è schiavo di chi presta” (Larry Bates, economista).
BCE
La Banca
Centrale Europea (BCE) è la banca centrale incaricata dell’attuazione
della politica monetaria per i 17 paesi dell’Unione Europea che hanno
aderito all’euro formando la cosiddetta “Zona Euro”.
In Italia la
sovranità monetaria (il potere di chi stampa ed emette moneta) era fino a
ieri della Banka d’Italia. Oggi la sovranità monetaria, è nelle mani
della BCE con sede a Francoforte, per la quale, per inciso, è in
costruzione la nuova sede con un costo previsto di 1,2 miliardi di Euro e
tutto questo mentre Greci e Spagnoli infiammano le piazze per
protestare contro i tagli e le riforme pesantissime imposte dall’Unione
Europea.
L’Euro è una
moneta a debito, infatti questa istituzione provvede ad emettere la
nuova moneta addebitandola ai popoli europei secondo la stessa
“filosofia” monetaria utilizzata fino ad oggi dalle banche centrali
nazionali nei confronti dello stesso popolo, ed attuando il più sfrenato
liberismo previsto nel trattato di Maastricht.
L’articolo 107
del trattato di Maastricht, sancisce che “nell’esercizio dei poteri e
nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti nel presente
trattato dallo Statuto del SEBC, né la BCE, né una banca centrale
nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono
sollecitare o accettare istruzione dalle istituzioni o dagli organi
comunitari, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro
organismo”. In poche parole il Padrone d’Europa è il governatore della
Banca Centrale.
Il denaro che noi utilizziamo non è dello stato, ma di Banka d’Italia/BCE!
Le quote di partecipazione alla Banka d’Italia sono per il 94,3% di proprietà di banche private ed assicurazioni!
Da tutto questo nasce la più grande Truffa e la più grande Usura del sistema monetario:
Il Signoraggio!!
Ufficialmente
non esiste e pochi ne parlano, eppure è un qualcosa che sta facendo
sprofondare l’intero pianeta nel debito (volutamente).
Il Signoraggio è
la differenza tra il valore nominale della moneta ed il costo di
produzione (tipografico) o più semplicemente è il prezzo che si paga
alla tipografia (FED-BCE) per stampare il denaro!!
La moneta, come
ogni bene, ha un suo costo di produzione: per le banconote la carta e
gli inchiostri; per le monete di metallo le leghe.
Va anche
ricordato per chi non lo sapesse, che nel 15 agosto 1971 (avevo un mese
di vita) il presidente Nixon eliminò la convertibilità della moneta in
oro, affossando per sempre gli accordi di Bretton Woods del 1944.
Quindi
l’emissione di moneta da quarant’anni non ha più bisogno di un
controvalore in metallo prezioso (oro,argento), ma solo di ‘numeri’ su
carta.
In parole povere reputo la Fed e la Bce due vere e proprie TIPOGRAFIE!!
Esempio signoraggio:
Stampare un
biglietto da 100 euro costa più o meno 1 centesimo di euro (tra carta ed
inchiostri), più il lavoro effettuato che è circa un euro.
Va anche
calcolato che al singolo Stato quella moneta costa ancor di più in virtù
del “tasso di sconto” (il costo cioè del denaro tra Banca Centrale e
banca locale) che oggi è dello 0.75 %.
Per cui una banconota da 100 euro, allo Stato costa la bellezza di circa 101,5!!!!
Lo Stato paga
alla Banca Centrale l’affitto di questa moneta con Titoli di Stato e
pertanto s’indebita in maniera spropositata e continuativa nei suoi
confronti.
Lo Stato in definitiva monetizza il proprio debito e questo debito continuerà a crescere giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Chiaramente noi paghiamo questo debito, con le relative TASSE!!!
Per bloccare
questo circolo vizioso basterebbe togliere alle banche il compenso
nominale delle banconote, ma nessuno interviene (in Italia solo il Prof.
Auriti ci provò, ed ottenne buoni risultati, ma dopo la sua morte tutto
si fermò). C’è una legge in USA che consente al governo di stampare
moneta, in due hanno provato a ripristinarla, Lincoln e Kennedy, e
sappiamo bene che fine hanno fatto.
Quando un
governo non riesce a far quadrare i conti, chiede un prestito alle
Banche Centrali (BCE/FED) ed in cambio paga degli interessi, continuando
ad alimentare la dipendenza dei governi.
E’ un meccanismo piramidale e ben strutturato, infatti gli interessi sono la base di tutto.
Lo si può
vedere anche nelle banche in cui depositiamo i nostri risparmi dove è
presente il meccanismo incredibile, della “Riserva Finanziaria”: le
banche per legge possono prestare fino a dieci volte la somma in
deposito, quindi creare soldi che non esistono (tranne che su carta e
monitor).
Con calcolo e
freddezza si assicurano che non ci siano mai neppure per sbaglio unità
di scambio in circolazione, per poter poi ripagare prestiti e interesse
super eclatanti!!
Questo è un fenomeno ben programmato dalle banche per schiavizzare e portare via risorse umane.
L’obiettivo finale sarà quello di arrivare alla moneta elettronica globale per il controllo (schiavitù) globale.
Tutto questo è ben GESTITO da una delle famiglie più potenti al mondo:
I ROTHSCHILD
E mi permetto di dire CHE TUTTO E’ BEN PIANIFICATO A PRIORI A TAVOLINO!!!
Con la privatizzazione della Sovranità Monetaria i politici sono diventati dipendenti dei banchieri.
La sovranità
monetaria non è cedibile, e in questa circostanza il popolo si ritrova
debitore di quella moneta di cui, invece, dovrebbe essere proprietario,
poiché essa acquista valore solo perché i cittadini lo accettano come
strumento di scambio o mezzo di pagamento, creando così valore
monetario.
Il debito
pubblico non è ripianabile, è in continua e costante crescita. Difatti
si parla sempre di rifinanziamento e non di estinzione del debito
(oltretutto sempre con l’acquisto di nuovi Titoli di Stato.)
Saremo sempre di più succubi e dipendenti, spogliati delle nostre ricchezze e trattati come schiavi.
I prossimi
governi saranno costretti a mantenere la linea di austerity tracciata
dalla bancocrazia Monti e con un Parlamento ormai organo dei mercati che
dovrà sottostare a decisioni e regole già prescritte.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato una guida
all’educazione sessuale per i bambini da 0 a 16 anni. La guida Standard
di Educazione Sessuale in Europa è una guida per i governi, sviluppata
dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in
collaborazione con l’agenzia governativa tedesca per l’Educazione
Sanitaria. Ma non tutti hanno accolto la notizia favorevolmente. Il documento, che consta di 85 pagine,
è stato diffuso presso i ministeri dell’Istruzione e della Salute
d’Europa e contiene consigli su cosa tramettere riguardo all’educazione
sessuale secondo le fasce d’età, fino appunto ai 16 anni. Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e
piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della
prima infanzia”. Da 0 a 4 anni è l’ età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”. A 4 anni, l’OMS afferma che i bambini sono in grado di “esprimere i
bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”. Secondo l’organizzazione, infatti, “gli educatori dovranno
trasmettere informazioni su masturbazione infantile precoce e scoperta
del corpo e dei genitali” ai bambini, “mettendoli in grado di esprimere i
propri bisogni e desideri, ad esempio nel ‘gioco del dottore’”. Dopo di che, fino ai sei anni, i piccoli dovranno essere istruiti
“sull’amore e sulle relazioni con persone dello stesso sesso”,
affrontando “argomenti inerenti la sessualità con competenza
comunicativa”. Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’Organizzazione Mondiale della
Sanità, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni
omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”. Tra i 6 e i 9 anni, gli esperti dell’OMS affermano che sono pronti a
conoscere e difendere i “diritti sessuali di bambini e bambine”. Si
arriverà pertanto a parlare di vera e propria educazione sessuale: i
maestri delle elementari dovranno infatti tenere lezioni su “cambiamenti
del corpo, mestruazioni ed eiaculazione”, offrendo loro nozioni
sull’utilizzo dei “diversi metodi contraccettivi”. In tal modo, una volta compiuti i 9 anni, fino ai 12, potranno essere
informati sui “rischi e conseguenze delle esperienze sessuali non
protette”, ovvero le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze
indesiderate”. La guida afferma: “l’impatto della maternità e della
gravidanza tra gli adolescenti (cioè la crescita dei figli, la
pianificazione familiare, i progetti di studio o di vita, la
contraccezione , il processo decisionale e la cura nel caso di
gravidanze indesiderate”. Dai 12 ai 15 anni, infatti, i docenti avranno il compito di insegnare
agli adolescenti la “pianificazione familiare”, mettendoli in
condizione di comprendere l’”impatto della maternità in giovane età”,
rendendoli consapevoli inoltre della possibilità dell’aborto. Per l’Oms,
inoltre, nella fascia puberale, i giovani dovranno essere informati
riguardo la possibilità di avere figli anche in relazioni omosessuali, e
dovranno imparare a conoscere il concetto di prostituzione e
pornografia, svincolando i ragazzi dalla “influenza della religione
sulle decisioni riguardanti la sessualità” Inutile sottolineare che il documento ha suscitato reazioni da parte
del mondo cristiano e cattolico, in particolare del team di CitizensGo,
comunità di cittadini attivi che vogliono difendere la vita, la famiglia
e i diritti fondamentali dell’uomo. Il team ha puntualizzato come il documento dell’Oms “costituisce uno
strumento propagandistico della cosiddetta ‘ideologia del gender’, una
visione del mondo priva di fondamento scientifico che sta già
influenzando la vita democratica di molti Paesi” afferma il team di
CitizensGo, comunità di cittadini attivi che vogliono difendere la vita,
la famiglia e i diritti fondamentali dell’uomo. “La sfera sessuale è descritta in modo banale, semplicistico e
totalizzante – osserva il team – il bambino viene inizialmente
indottrinato con tutta una serie di nozioni di carattere esclusivamente
biologico e anatomico, per giungere dopo alcuni anni ad affrontare gli
aspetti relazionali, intersoggettivi ed emotivi della propria
sessualità”. Allo stesso tempo – aggiunge – “la sessualità viene
innalzata a centro della vita dell’individuo e viene descritta
minuziosamente e nevroticamente in tutti i suoi aspetti, come se non si
potesse vivere la propria esperienze sessuale e affettiva senza
conoscerne prima i più piccoli dettagli meramente ‘meccanici’”. Il tono “eticamente asettico” che pervade il testo dell’Oms implica,
secondo CitizenGo, “una visione riduzionista e materialistica
dell’esperienza sessuale e della vita umana nel suo insieme”. Anche i vescovi spagnoli hanno manifestato la loro preoccupazione per
questo argomento, dato che si prospetta come un tentativo di promuovere
un unico modello di istruzione in tutto il continente europeo e un
modello da seguire nel campo dell’educazione sessuale. Secondo il rapporto, dicono i vescovi, gli standard proposti non
hanno nessun riferimento ai principi morali. Tra gli altri motivi gravi,
nel testo non si fa alcuna menzione del fatto che la relazione sessuale
con una persona minore di quindici anni in molti Paesi è sanzionata. orizzontescuola Fonte: imolaoggi.it
NEL 2003 un documento ‘segreto’ del Pentagono riempì le prime
pagine dei giornali di tutto il mondo. Il Pentagono disegnò future
guerre, chaose distruzione a causa del cambiamento climatico.Il
ten. col. Carlo Stracquadaneo, all’epoca anche consigliere giuridico
del Ministero della Difesa,prese spunto da questo dossier e scrisse un
articolo con dati e riflessioni, interessanti da leggere anche a
distanza di dieci anni.
6 Giugno 2004 – Fra tre anni, nel 2007, una tempesta
particolarmente violenta farà scatenare l’oceano sulle costedell’Olanda.
Una serie di città come L’Aia diventeranno invivibili; un’ondata di
disperati senza tetto si riverserà sullefrontiere d’Italia e Spagna che,
a loro volta, subiranno improvvisi e intermittenti raffreddamenti,
mentre il clima dell’Europa nord-occidentale sarà secco, gelido e
ventoso come quello siberiano. La pianura padana assomiglierà a una
steppa, partirà una corsa al riarmo nucleare in preparazione di
un’inevitabile apocalisse, chiusure di frontiere e guerre scatenate per
mancanza d’acqua, nel 2022 Germania e Francia entreranno in conflitto
per lo sfruttamento del Reno e l’Unione Europea collasserà.
Questa non è la sceneggiatura in chiave europea del film The Day
After Tomorrow di Roland Emmerich, né un’apocalittica previsione di
ambientalisti, bensì gli esiti di un rapporto di 22 pagine, dei
climatologi Peter Schwartz e Doug Randall, redatto su commissione di
Andrew Marshall, che al Pentagono dirige l’ufficio Net Assesment, un
think-tank che redige rapporti segreti sugli scenari futuribili per i
governo americano.
“An Abrupt Change and Its Implications for United States National
Security” (“Un violento cambiamento climatico e le sue implicazioni per
la sicurezza degli Stati Uniti”. Sottotitolo: “Immaginare
l’impensabile”) questa è l’etichetta sul dossier di Schwartz e Randall,
redatto nell’ottobre 2003. Il documento avrebbe dovuto rimanere segreto e
invece dai cassetti del Pentagono è scivolato sulle pagine di Fortune e
dell’Observer per poi essere ripreso dai giornali di tutto il mondo con
un clamore giustificato dall’autorevolezza del destinatario, la cui
commessa è costata 100mila dollari.
Guerra fredda, clima rovente
Non è la prima volta che in tema di mutamenti climatici si evocano gli scenari più agghiaccianti.
All’inizio degli anni settanta, la stampa scientifica internazionale
dedicò grandi spazi al progetto poco conosciuto di “immissione” e
“interdizione” di talune azioni in ambiente meteorologico e geofisico a
scopo militare.
Il giornale americano “Christian Science Monitor” scrisse, nel 1973, che “il
Pentagono assegna annualmente più di due milioni di dollari per la
realizzazione di una nuova arma che permetterebbe di creare
artificialmente inondazioni, siccità, maremoti, uragani e modifiche
dello strato dell’ozono atmosferico”. Il Senato americano, l’11
luglio 1973, aveva infatti autorizzato il Governo a procedere nella
realizzazione di tale progetto, anche con riferimento all’interdizione
dagli effetti passivi degli eventi ambientali ed atmosferici.
La prevenzione di azioni destinate a modificare l’ambiente a scopi
militari, fu oggetto di un approfondito esame nel vertice di Mosca tra
Nixon e Breznev, nel luglio 1974, che diede luogo alla “Dichiarazione
relativa all’ambiente naturale e al suo utilizzo per scopi militari”.
Poco dopo, gli organi centrali della stampa sovietica denunciavano i
danni eventuali della guerra meteorologica e geofisica, così come
l’orrore derivante dall’utilizzazione di defolianti e altri mezzi idonei
ad incendiare le foreste e dava la primizia di una proposta sovietica
tendente a mettere all’Ordine del giorno dell’Assemblea Generale
dell’Onu un’interdizione conglobante tutte le azioni (militari o altre)
sull’ambiente naturale, che non siano compatibili con gli interessi
della scienza rivolta unicamente al benessere dell’uomo.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite giudicò indispensabile
raccomandare al Comitato di Ginevra per il disarmo, di lavorare per un
testo concertato, atto a interdire tutte le azioni condotte
sull’ambiente naturale e sul clima, per scopi militari o altro.
Nel giugno del 1975 furono tenuti a Ginevra i negoziati preliminari
relativi all’eventuale interdizione della guerra meteorologica. I
negoziati avvennero “a porte chiuse” e nessuna notizia trapelò oltre al
fatto che le delegazioni erano guidate da T.A. Davies, direttore
aggiunto dell’Agenzia americana per il disarmo ed il controllo degli
armamenti (ACDA) e dall’ accademico sovietico E.K. Fedorov, noto
meteorologo.
Il mese precedente l’Unione Sovietica aveva, peraltro, ottenuto che
l’Assemblea Mondiale della Sanità, riunita a Ginevra, stigmatizzasse
l’eventuale ricorso ad armi meteorologiche.
Nell’ agosto 1975, in seno ad una Conferenza ufficialmente consacrata ai
problemi ambientali, si parlò così per la prima volta di “guerra
meteorologica”. All’uscita, il rappresentante americano, l’ambasciatore
Joseph Marin, e quello sovietico, l’ambasciatore Alexei Rochtchine, si
rifiutarono di fare qualsiasi dichiarazione in merito, limitandosi ad
affermare sorridendo che “tutto era andato per il meglio”.
Il Congresso meteorologico aveva intanto deciso di impiantare un
registro internazionale di tutte le attività collegate alla
modificazione artificiale del clima, di cui venne data ampia
descrizione, ufficialmente per la prima volta, in occasione della
conferenza dell’Associazione internazionale per la meteorologia e fisica
dell’atmosfera, tenutasi nel 1973 a Tashkent, allora in Unione
Sovietica.
Il divieto di utilizzare tecniche di modificazione dell’ambiente a fini
militari o per ogni altro fine ostile fu quindi oggetto, nel 1976, di
un’ apposita dichiarazione, adottata con la Ris. 32/76 dell’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite. La Conferenza del Comitato sul disarmo,
tenutasi a Ginevra il 18 maggio 1977, diede origine alla Convenzione
sulla proibizione dell’uso militare o di qualsiasi altro uso ostile
delle tecniche di modificazione dell’ambiente, Convenzione nota anche
con il sinonimo “ENMOD” (Envitoment Modification), ratificata dagli
Stati Uniti nel 1980.
L’art. 1 della Convenzione recita: “Ciascun Paese dell’ONU si impegna a
non impiegare, per uso militare o qualsiasi altro uso ostile, quelle
tecniche di modifica dell’ambiente naturale che abbiano ampi, duraturi e
rovinosi effetti quali mezzi di distruzione e che danneggino ogni altro
Stato membro. Ciascun Paese membro si impegna a non assistere,
incoraggiare o indurre alcun altro Paese ad intraprendere attività in
contrasto con quanto previsto da questo articolo”.
Il ruolo di iniziatore delle azioni dell’uomo nel campo della
formazione, prevenzione e dispersione delle nebbie, delle precipitazioni
provocate (pioggia e neve) e in certa misura dei lampi, spetta al Naval
Weapon Centre (NWC) della Marina statunitense, per lungo tempo leader
mondiale in questo campo e oggi affiancato dall’Air Force Combat
Climatology Center di Ashville (North Carolina).
Un certo numero di operazioni relative a piogge provocate, sono state
effettuate con successo, all’estero dal NWC, su richiesta degli Stati
interessati. Fra queste, quelle avvenute in India nel 1967, nelle
Filippine nel 1969 (operazioni ripetute da allora ogni anno dagli stessi
filippini), a Okinawa nel 1971 e nelle Azzorre nel 1972.
Fra le ricerche intraprese da organizzazioni militari e civili, vanno annoverate:
- la realizzazione, il dissolvimento e la prevenzione delle nebbie;
- le precipitazioni provocate;
- le tempeste di fulmini;
- l’intervento sullo strato di ozono atmosferico;
- la manipolazione delle onde elettriche celebrali mediante elettricità atmosferica;
- la realizzazione di terremoti e maremoti;
- l’intervento su ghiacciai.
I modi e i materiali messi a punto sono oggi, per alcuni di essi,
completamente declassificati e impiegati nel mondo intero a fini di
utilizzazione pacifica.
E’ chiaro che le tecniche di modificazione artificiale del clima e del
sistema meteorologico potrebbero portare benefici enormi all’umanità, ma
è altrettanto chiaro che esistono problemi di diritto internazionale
che potrebbero nascere a causa delle potenziali conflittualità nelle
operazioni di impiego di queste tecniche e degli eccezionali rischi
sull’uso incontrollato di esse come arma bellica, con conseguenze
distruttive imprevedibili.
Mezzi di autodistruzione di massa
Esistono dunque possibilità reali di condurre operazioni di guerra
meteorologica. Fino alla metà degli anni 70 le possibilità di azione, in
alcuni casi noti, erano sicure ma limitate. Gli esperimenti che allora
vennero dimostrati non superavano il livello tattico; ma il divieto
relativo all’impiego dell’arma in questione era (ed è) tuttavia
unanimemente richiesto dall’opinione pubblica in ragione di una visione
apocalittica che vede l’uomo manipolare a suo piacimento le condizioni
atmosferiche.
E’ bene soffermarsi sul concetto che le manipolazioni dell’ambiente
naturale non riguardano solo il clima e la meteorologia ma bisogna
annoverare anche le attività di tipo nucleare sistematiche. Si pensi,
per esempio alla Francia, che dal 1975 al 1988 ha condotto più di mille
test nucleari nell’Oceano Pacifico, presso l’atollo corallino di
Mururoa, con la conseguente contaminazione radioattiva dell’isola e
delle acque circostanti, rendendo inabitabile un paradiso
dell’ecosistema, in aperta violazione del Trattato di Rarotonga, che dal
1985 ha dichiarato il Pacifico meridionale zona esente da armi
nucleari.
Parte II –>
Nel 1991, grazie alla “Glasnost”, fu svelato un programma di ricerca
militare avviato dall’Unione Sovietica tra gli anni sessanta e settanta,
destinato a provocare terremoti artificiali, causati mediante
esplosioni nucleari sotterranee, da sfruttare come arma di attacco
preventivo, da utilizzare prima di un attacco convenzionale. Si trattava
del programma “Kontinent”, i cui esperimenti sono forse stati la causa
di numerosi terremoti negli Urali, in quel decennio, di cui si ricorda
quello del nono grado della scala Richter, che rase al suolo la città di
Gasli.
Senza dubbio un’attività di manipolazione dell’ambiente naturale a fini
militari, è stata realizzata nella primavera del 1991 durante la Guerra
del Golfo, quando per effetto dell’incendio dei pozzi petroliferi del
Kwait, ordinato da Saddam Hussein durante la ritirata del suo esercito,
il cielo fu oscurato per parecchie settimane, rendendo l’aria
irrespirabile e limitando di fatto le operazioni aeree e terrestri,
rivolte contro l’esercito iracheno; anche il mare, coperto da una densa
patina di greggio, fu inquinato in parecchie miglia di costa, con
conseguente disastro all’ecosistema. La circostanza fu oggetto di
particolare preoccupazione per il Comando interalleato che vide la
spessa coltre di fumo come un’efficace cortina antiluce atta a
consentire una prolungata sopravvivenza sul terreno a virus ed agenti
patogeni, protetti in tal modo dall’azione dei raggi solari.
La circostanza non è confermata, ma sembra tuttavia che anche tale
timore, abbia concorso nella determinazione di arrestare la penetrazione
alleata verso Baghdad.
La diversa interpretazione delle tutele tra Protocolli Aggiuntivi e Convenzione Enmod
Nella seconda metà degli anni settanta, la formazione di nuovi Stati
nazionali, la guerra di Corea, l’Indocina, l’Algeria, i conflitti
Arabo-Israeliani, la guerra del Vietnam come pure le guerre civili in
Africa, Asia e Sud America, evidenziarono la necessità di aggiornare le
Convenzioni di Ginevra del 1949 alla nuova realtà geopolitica e sociale.
Nel 1977, l’adozione dei due Protocolli Aggiuntivi alle Convenzioni del
1949 consentì di ridefinire le tipologie di conflitto armato, includendo
fra quelli a carattere internazionale le guerre di liberazione contro
le dominazioni coloniali, l’occupazione straniera e i regimi razzisti.
Nel I Protocollo Aggiuntivo (I-PA77), facendo riferimento a metodi e
mezzi di guerra, l’art. 35 ribadisce il principio fondamentale già
contenuto sia nella Dichiarazione di San Pietroburgo del 1868, che nelle
convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907: “In ogni conflitto armato, il
diritto delle Parti in conflitto di scegliere metodi e mezzi di guerra
non è illimitato”. E’ vietato l’impiego di armi proiettili e sostanze,
nonché metodi di guerra capaci di causare mali superflui o sofferenze
inutili. E’ vietato l’impiego di metodi o mezzi di guerra concepiti con
lo scopo di provocare, o dai quali ci si può attendere che provochino,
danni estesi e durevoli all’ambiente naturale”.
L’art. 48 enuncia la regola fondamentale in tema di protezione della
popolazione civile imponendo alle parti di fare, “in ogni momento”,
distinzione fra la popolazione civile e i combattenti, nonché fra beni
di carattere civile e gli obiettivi militari.
L’art. 51, vieta inoltre gli attacchi diretti nei confronti della
popolazione civile anche a titolo di rappresaglia nonché gli “attacchi
indiscriminati” .
Il successivo art. 52 offre la definizione di “obiettivo militare”
vietando contestualmente l’attacco o la rappresaglia su beni di
carattere civile All’art. 55 sono inoltre introdotte disposizioni
destinate a salvaguardare l’ambiente naturale da danni estesi, durevoli e
gravi come quelli causati dall’uso di napalm e defoglianti, già vietate
rispettivamente dal III Protocollo del 1981 sulle armi che producono
sofferenze inutili e della Convenzione del 1977 (Convenzione “Enmod”)
relativa al divieto di utilizzare tecniche di modifica dell’ambiente
naturale per scopi militari o per qualsiasi scopo ostile. Infine, l’art.
56, indica le norma di protezione per le opere e installazioni che
racchiudono forze pericolose, a causa dei danni che possono derivare
all’incolumità della popolazione civile.
Il II Protocollo (II-PA77), memore delle guerre civili combattute in
Africa, Asia ed America del Sud (in Argentina i desaparecidos furono
circa 30.000 in soli quattro anni), detta in 28 articoli la disciplina
dei conflitti armati non internazionali, le cui vittime erano state,
fino a tale momento, abbandonate alla tutela minimale offerta dall’art. 3
comune alle quattro Convenzioni del 1949.
Il contenuto dei Protocolli segna fine alla tradizionale bipartizione
fra diritto dell’Aja, relativo a mezzi e metodi di combattimento e
diritto di Ginevra, relativo alla protezione delle vittime dei conflitti
armati, dando origine al moderno Diritto Internazionale Umanitario.
Come accennato, in risposta a quanto avvenne in Vietnam, a seguito
dell’impiego massiccio di Agente Orange (vedasi l’articolo “Veleni di
guerra” di C. Stracquadaneo, su Analisi Difesa, n. 42, Febbraio 2004)
vennero quindi adottati nel 1977 i due Protocolli Aggiuntivi alle
Convenzioni di Ginevra, i cui artt. 35, comma 3 e 55, introdussero il
divieto di adottare mezzi e metodi di guerra concepiti per provocare
danni estesi, durevoli e gravi all’ambiente naturale.
La Conferenza del Comitato sul disarmo, tenutasi a Ginevra il 18 maggio
1977, diede a sua volta origine alla Convenzione sulla proibizione
dell’uso militare o di qualsiasi altro uso ostile delle tecniche di
modificazione dell’ambiente, (ormai nota con l’acronimo “Enmod”).
Tuttavia, nonostante i principi tutelati dal Primo Protocollo Aggiuntivo
e dalla Convenzione “Enmod” siano identici, sorprendentemente i termini
di riferimento non hanno ottenuto la medesima interpretazione.
Il Primo Protocollo è orientato alla protezione dell’ambiente in quanto
tale, indipendentemente dal fatto che il suo danneggiamento si
ripercuota direttamente sulla popolazione civile; perciò al termine
“danno durevole” viene associato un effetto che si protragga per un
periodo di vari decenni, mentre negli “understandings” della Convenzione
“Enmod” l’implicazione temporale è ben più restrittiva: per “durevole”
si intende un danno ambientale protratto per un periodo di mesi, pari a
circa una stagione. Sempre per la Convenzione “Enmond” il termine
“esteso” viene riferito ad un’area di parecchie centinaia di chilometri
quadrati e per “grave” si intende una seria e significativa distruzione e
pregiudizio per la vita umana, alle risorse economiche e naturali.
Inoltre, l’obbligo di proteggere l’ambiente naturale in tempo di
conflitto armato è stato ribadito dal XXIV Principio della Dichiarazione
di Rio del 1992 sull’ambiente e lo sviluppo e dalla Corte
Internazionale di giustizia (ICJ) nel 1996, che nel parere sulla liceità
della minaccia o dell’uso di armi nucleari, ha dichiarato l’esistenza
di un obbligo internazionale di proteggere l’ambiente naturale contro
danni estesi, durevoli e gravi (ICJ, Reports, par. 31).
Allora che dire della cancellazione di migliaia di ettari di foreste
indocinesi durante la guerra del Vietnam? Purtroppo a quell’epoca – la
guerra terminò nel 1975 – queste norme non erano in vigore, né era noto
l’altissimo livello di pericolosità della diossina, che solo nel 1994 è
stata riconosciuta come una grave minaccia alla salute pubblica.
Pertanto, le devastanti operazioni di deforestazione (Area denial
missions) condotte in quel teatro operativo mediante defolianti, non
possono essere retroattivamente considerate alla stregua di crimini di
guerra.
Ancora oggi gli erbicidi e i defolianti non sono considerati armi
chimiche e il loro uso è proibito solo se provoca effetti estesi,
durevoli e gravi all’ambiente naturale. La proibizione pertanto riguarda
l’uso che ne viene fatto, come del resto è riconosciuto nel preambolo
della Convenzione sul disarmo chimico (Parigi 1993) che condanna gli
erbicidi come “metodo” di guerra. Un altro schiaffo alle convenzioni
internazionali, è la rivelazione che gli studi e le ricerche
scientifiche del programma “Kontinent” proseguirono in Russia ancora per
quasi venti anni dopo la Convenzione Enmod, sollecitata dalla stessa
Unione Sovietica. Secondo quanto dichiarato dallo scienziato Giancarlo
Bove,: “abbandonati i test nucleari sotterranei, diventati ormai
pericolosi per l’impatto ambientale e l’inquinamento provocato dalle
esplosioni, i responsabili scientifici e militari si orientarono verso
la TeleGeoDinamica e i sistemi d’arma a energia diretta EM (electronic
pulse weapon) per concludersi definitivamente nel 1996” (!).
Cos’è la salvaguardia della popolazione civile senza la tutela ambientale?
Il Primo Protocollo Aggiuntivo del 1977 non attribuì alla guerra
ambientale la categoria di “grave violazione” del diritto internazionale
umanitario, ma si limitò a proibire l’uso indiscriminato di mezzi
bellici intesi deliberatamente a causare danni all’ambiente naturale e
pregiudicare la salute e la sopravvivenza della popolazione, nonché il
divieto di modificazione dell’ambiente a scopo di rappresaglia. Oggi
invece lo Statuto della Corte Penale Internazionale annovera fra i
crimini anche il fatto di “causare danni diffusi, duraturi e gravi
all’ambiente naturale”.e ascrive altresì tra i crimini, i danni
collaterali all’ambiente, se questi sono estesi, durevoli e gravi,
tenendo come riferimento gli “understandings” della Convenzione “Enmod”.
In questo caso, attraverso l’imputabilità di crimine internazionale
anche per danni collaterali, lo Statuto ha inteso rafforzare la tutela
dell’ambiente, nella considerazione di poter realizzare, per mezzo di
esso, una forma di ulteriore protezione nei confronti dei civili che non
prendano parte alle ostilità.
Quello che per Emmerich può rappresentare il futuro non è quindi
fantascienza ma realtà. Proiettata che sia nel futuro o nel passato,
allude sempre al presente, ma pochi film del genere catastrofico sono
più vicini ai rischi contemporanei di The Day After Tomorrow – L’alba
del giorno dopo: i disastri meteorologici del film somigliano troppo
alle nostre stagioni confuse di grandi freddi o grandi caldi, i guai
climatici sono troppo simili ai nostri, il surriscaldamento globale e il
buco dell’ozono certo non ci sono estranei.
Il punto inquietante della storia però è dato dalla risposta del
Pentagono alla fuga di notizie sul rapporto Schwartz e Randall: “lo
scenario descritto nel rapporto non è plausibile” insiste da Washington
il portavoce Daniel Hetlage, “serve solo a dare al Pentagono un tema di
riflessione per un futuro lontano”: una secca smentita, i due scienziati
hanno solo lavorato su ipotesi; ma perché il Pentagono dovrebbe pagare
un contratto da 100mila dollari per farsi raccontare della fantascienza?
Come si è visto, gli Stati non hanno rinunciato ai loro esperimenti
anche dopo la convenzione “Enmod”, chi può assicurare che le
potenzialità tattiche di una volta non siano diventate capacità
strategiche?
Forse è giunta l’ora che tutti gli Stati si impegnino a osservare
davvero il Protocollo di Kyoto e forse anche riaffermare e rinnovare i
termini sul rispetto della Convenzione “Enmond”, per garantire in questo
settore applicazioni veramente pacifiche e confacenti con la salute
dell’uomo, il benessere e l’equilibrio naturale.
“Live fish swim against the stream, while dead ones float with it”.
Non è solo colpa loro. Banchieri e politici non sono gli unici. Anche
noi siamo colpevoli, colpevoli della nostra indifferenza, del nostro
lasciar che le cose vadano come sono sempre andate, colpevoli della
nostra insicurezza, della nostra paura, della nostra enorme, perenne
passività, colpevoli della nostra sottomissione a re e regine, colpevoli
e responsabili del nostro status di schiavi, mansueti spettatori della
televisione, colpevoli d’avere un cervello e farcelo lavare ogni giorno.
La crisi… è colpa nostra. Politici e banchieri hanno avuto per anni, decenni, secoli, il gioco facile,
ammaestrando ed addomesticando persone, città, popoli e nazioni, fino a
renderci tutti la mandria di docili pecore che siamo oggi. Panem et
circenses, Ipad e McDonald per tutti, del resto, non preoccupatevi,
facciamo noi le politiche sociali, vi proteggiamo noi, vi insegniamo noi
la storia, la geografia, l’economia e tutto quello che vogliamo che
sappiate… e se vi comportate bene potete guadagnare un sacco di soldi e
comprarvi la Bmw, i giocattoli e una bella casa prefabbricata all’Ikea.
La colpa è nostra, pecore!
Se volete che le cose vadano meglio, non aspettate che il politico di
turno, l’ONU o qualsiasi altra organizzazione internazionale lo faccia
per noi. E poi smettetela di investire, giocare in Borsa e aprire il
conto in banca ai vostri figli.
Generazioni e generazioni di ribelli, rivoluzionari, guerriglieri a
combattere contro un sistema che non andava e non va bene… s’è fatto
qualcosa di più? No. Allora, quando cominceremo con la part-costruens?
Quando cominceremo a fare ed edificare i pilastri della nuovo mondo?
Quando smetteremo di scalciare e piangere come neonati e cominceremo a
fare e costruire la nostra società, il nostro sistema tanto agognato,
per cui ancora oggi ci limitiamo a scendere in piazza con cartelloni,
pennarelli, fischietti e qualche molotov?
È ora di fare un ulteriore passo. È ora di crescere e smetterla di
fare solo rivoluzioni, di partecipare a programmi televisivi con
Santoro, dovete smetterla di sentirvi sollevati perché in Italia c’è
gente come Travaglio o Grillo.
Fino ad oggi, abbiamo solo parlato e discusso su che cosa fa o ha
fatto male questo o quel politico, questo quel banchiere. Sarebbe ora
di fare qualcosa di più, di smetterla
di leggere le cazzate che scrivono i giornali, di smetterla di
lamentarsi, criticare e cercare un nuovo primo ministro che faccia
andare le cose meglio… non è questa la strada, non serve nessun primo
ministro. Avete capito? Comunque… non basta aver capito. È ora di fare
di più.
Se vi sentite orgogliosi di scendere in piazza, scrivere sui muri,
andare a tirare uova a Palazzo Madama o a scioperare, beh, è ora di fare
di più.
Fatevi illuminare dal sole. Sorridete, riunite le forze, il mondo è
di tutti e sappiamo bene quale sono le priorità. Facciamola finita con
le ingiustizie, con la miseria, con i politici ed i banchieri, con la
fame, con i soldi, con i lavori da schiavi.
Smettiamola e ricominciamo da capo. Questa volta, però, con coscienza
e consapevoli dei nostri diritti e delle nostre responsabilità.
Siamo stati fin troppo pazienti. Conoscete il limite tra bontà,
pazienza e stupidità? Ecco, siamo su quella soglia ed una buona parte
della popolazione, purtroppo, si fa prendere in giro ogni giorno da anni
ed anni ed anni. Smettetela
di sperare che Angela Merkel salvi l’Europa, Barack Obama porti pace e
Coca Cola per tutti, il Papa accetti che scopare è sano e fondamentale,
che il Dalai Lama salvi il mondo, che le banche diventino etiche e non
investano più di puttane, droga ed armi, che la crisi finisca grazie
alle riforme di Mario Monti, che il gruppo Bilderberg e gli ideologisti
nazi capiscano quanto malvagi e codardi siano.
Smettetela di sperare in tutto questo. Le cose cambiano se noi le
cambiamo, nessun “rappresentante” o “funzionario” è più utile a questo
mondo. Niente ONU, niente NATO, niente militari e niente sindacati, o
siete ancora là, convinti che la NATO sia l’esercito dei buoni?
Inermi di fronte alla vostra stessa vita, forse siete sempre dermi là, a dire poveretti mentre i bambini dell’Africa cagano vermi e le mosche girano tutt’attorno.
Se qualcuno, uno solo, degli appartenenti al Gruppo Bilderberg, al
Consiglio delle Relazioni Esteriori (CFR), alla Commissione Trilaterale,
al Club di Roma, al Real Istituto di Relazioni Internazionali (Chatham
House), al Consiglio delle Americhe, alle Nazioni Unite, all’OCSE od a
qualsiasi altra organizzazione, avrebbe mai avuto interesse a fare
qualcosa di buono per tutti e per costruire un mondo migliore,
semplicemente l’avrebbe fatto e non avrebbe continuato a dirigere una
guerra perpetua, non avrebbe ucciso e schiavizzato, non si sarebbe
ingrassato tra una partita a golf e l’inaugurazione di una galleria di
stronzate contemporanee a New York.
Dobbiamo essere attivi e padroni della nostra vita, delle nostre
città, delle nostre nazioni e del nostro mondo. Dobbiamo riversare
impegno negli interessi comuni, che è la
cosa più importante. Dobbiamo condividere, perché siamo un unico grande
cervello, un unico grande cuore. Dobbiamo cominciamo a costruire.
Politici e banchieri lasciamoli soli. Lasciamoli soli. Un giorno,
poi, ci chiederanno di poter giocare con noi, saranno loro i tristi, i
depressi, i poveri, i disillusi,… finalmente il sistema
economico-finanziaro non esisterà più e la politica nemmeno, perché non
avremo più bisogno di raccontarci bugie.
Dedico questo fiume di parole a tutti i giovani e vecchi che stanno
morendo in questo preciso istante per difendere la libertà ed i propri
diritti di uomini liberi. In tutto il mondo.
Finalmente
una bella notizia. Le armi chimiche siriane saranno trattate con
l'idrolisi e poi affondate tra Malta, Grecia e Italia. Prima però
saranno stoccate in Calabria, l'area a maggior rischio sismico e
idrogeologico d'Italia che trema sotto i colpi del bombardamento chimico
(chemtrails) e delle inzioni ionosferiche di onde Elf nella croista
terrestre.
Tranquilli:
l'approdo dell'arsenale bellico sarà a Gioia Tauro, area di pertinenza
esclusiva della 'Ndrangheta, la più pericolosa organizzazione criminale
italiana al soldo spesso dello Stato tricolore per il lavoro sporco
commissionato dai nostrani servizi segreti, come ha rivelato qualche
anno fa un generale dei carabinieri (operativo nel servizio di
intelligence) durante un'audizione sottoposta a segreto di Stato.
Un arsenale di bombe tossiche
estremamente pericolose per l'ambiente, minaccia la salute pubblica e
l'economia delle nazioni mediterranee.
L'arsenale
chimico della Siria
inizialmente era destinato a essere neutralizzato in Albania ma, dopo le
forti
proteste pubbliche il governo di Tirana è stato costretto - suo malgrado
rinunciando ad un cospicuo gruxoxletto in dollaroni dlelo zio Sam - a
declinare l'offerta,
e cosi questo arsenale proibito dalle convenzioni internazionali, delle
normative nazionali nonché del buon senso biologico, sarà affondato
nella zona di mare ad ovest di
Creta, con la connivenza criminale delle autorità di Grecia, Italia e
Malta. Tra l'altro in Europa è in vigore la Convenzione di Aarhus
(ratificata in Italia con legge 108 nel 2001) che sulla carte dovrebbe
consitirealle popolazioni interessate di arrestare questa pericolosa manovra degli Stati Uniti d'America
Il primo allarme è
stato lanciato dagli scienziati di Democritos (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica)
di Atene e del Politecnico di Creta che parlano di «completa distruzione
dell'ecosistema e del turismo». Secondo il collaboratore scientifico di
Democritos ed ex presidente dell'Unione dei Chimici Greci, Nikos Katsaros, «se
una tale neutralizzazione delle armi chimiche verrà effettuata tramite il
processo di idrolisi, si può parlare di uno scenario da incubo. Si tratta di un
metodo estremamente pericoloso con conseguenze imprevedibili per l'ambiente
mediterraneo e i popoli vicini». Questi effetti saranno la necrosi completa
dell'ambiente interessato e l'inquinamento finale del Mediterraneo. Il pesce
sarà avvelenato dalla contaminazione cosi come la popolazione che lo consumerà.
Solitamente
le sostanze chimiche vengono distrutte tramite combustione in aree specifiche
dotate di opportune infrastrutture negli Stati Uniti, Germania, Francia, Russia e Cina. In questo
caso però, trattandosi di un problema politico, nessuno vuole assumersi la
responsabilità. Così ricorrono al metodo di idrolisi in mare aperto nonostante,
per ammissione indiretta dei nordamericani stessi, questo metodo sia
particolarmente pericoloso: infatti, il mare Mediterraneo è stato scelto
proprio perché chiuso. Di un grave rischio parla il professor Evangelos
Gidarakos del Politecnico di Creta, che ha lanciato l'allarme alle indifferenti
autorità elleniche:
«Queste
sostanze chimiche sono miscele di sostanze pericolose e tossiche, che non sono
in grado di essere inattivate in modo da non causare danni agli organismi
viventi solo con questo metodo».
Secondo
annunci ufficiali, le armi chimiche, dopo essere trasportate dalla Siria,
saranno caricate in Italia nella nave battente bandiera U.S.A. Cape Ray e
saranno inabissate tra Malta - Libia - Creta. La procedura per la l’occultamento
dell'arsenale chimico della Siria dovrebbe durare circa tre mesi. Non vengono
forniti ulteriori dettagli.
Secondo il
professor Gidarakos «L'armamento chimico
della Siria consiste di due parti. Esistono 1.250 tonnellate di armamenti
'principali' come i gas sarin e i gas mostarda ed altre 1.230 tonnellate di
sostanze precursori che sono utilizzate per la fabbricazione delle armi vere e
proprie. Queste sostanze, principalmente composti chimici di cloro e fluoro,
sono di per sé altamente velenose e tossiche. E poi esiste una gamma di altre
sostanze acquistate dalla Siria dopo l'embargo per cui sono sia di provenienza
sia di natura ignota. Anche prendendo per buone le 1.500 tonnellate
ufficialmente dichiarate, non credo che tutto possa essere concluso in soli tre
mesi. Ci vorrà probabilmente il triplo di questo tempo, sempre che non
succedano degli spiacevoli imprevisti Tutta questa storia ricorda molto
un'operazione militare ed ha poco di scientifico».
Il professor
Gidarakos sostiene che l'idrolisi di tutto questo quantitativo pericoloso
produrrà una terza componente tossica che sarà formata direttamente nelle acque
marine. Perché l'idrolisi non è un processo sicuro in quanto produce anche
degli scarti in forma liquida.
Per la
cronaca, i sedicenti "Alleati" al termine della seconda guerra mondiale,
in palese violazione della Convenzione di Ginevra, hanno affondato nel
Mare Adriatico, nella acque territoriali della Puglia, su bassi fodnali,
e nel gol,do di Napoli, nonché nei pressi dell'isola di Ischia,
migliaia di bombe caricate con aggressivi chimici (iprite e fosforo).
Uno
studio dell'Icram (oggi Isora) ha docuemntato l'inquinamernto
dell'ecostemna marino e la penetrazione dei veleni nel ciclo bio,gico.
Inoltre, durante la guerra per disintegrare la Jugoslavia, la nato,
cpmrpesa l'Italia che ha partecipato ai bimbardamenti con pri velivoli
dell'Aeronautica militare, centinaia di ordsigni caricati uranio
impoverito sono stati scaricati nell'Adraico in 24 aree dal goldo
Trieste al canale di Otranto. Tutte queste aree marine, nonostante le
promesse della Nato e del governo italiano a guida del centro sinistra,
non sono mai state bonificate.
I
popoli del Mediterraneo, in primis quello italiano (se ancora si può
definire tale) hanno il diritto e il dovere di impedire al governo
terroristico degli Stati Uniti d'America di portare a compimento questo
crimine contro l'umanità, altrimenti sarà la morte certa per il Mare
Nostrum. Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it
Semi proibiti e nuovi vincoli per l’orticoltura. L’11 dicembre è
scaduto il termine che i deputati del Parlamento Europeo avevano per
presentare emendamenti al testo con il quale la Commissione di Barroso
intende introdurre una nuova regolamentazione per il mercato delle
sementi. Un testo molto criticato dalle associazioni che raccolgono le
realtà contadine di base che si battono per un’agricoltura sostenibile,
per la libera circolazione dei semi e per la preservazione della
biodiversità. Il nuovo regolamento, infatti, punta a sostituire 12
precedenti direttive europee. Secondo l’associazione europea “Seed
Freedom”, sono in arrivo «condizioni ancora più limitative e ulteriore
standardizzazione delle sementi». Lo scambio dei semi «conoscerà nuove
restrizioni». Conseguenza: «Ciò che costituisce la base del nostro cibo
diventerà parte di regole di mercato». Per le varietà locali, gli
ortaggi rari e i frutti antichi, il nuovo regolamento «significherà
barriere burocratiche ed economiche che saranno molto difficili da
oltrepassare», mentre «diventerà più complicato anche l’accesso alle
varietà biologiche». Probabilmente, spiega Giovanni Fez su “Il Cambiamento”, la commissione agricoltura del Parlamento voterà sul testo a gennaio 2014 e qualche mese dopo
ci sarà la votazione in plenaria prima che venga adottata la decisione
definitiva dal Consiglio d’Europa. “Seed Freedom” chiama quindi a
raccolta tutti i cittadini
affinché facciano pressione sulle istituzioni europee per non far
passare il testo così com’è stato redatto: «Con queste modalità spesso
si arriva ad ignorare la salute pubblica, la biodiversità e gli aspetti
etici della produzione alimentare e degli interessi comuni». E’ in pericolo anche l’economia locale dei territori, quella delle filiere corte. «Chi si prenderà a cuore gli interessi della società civile, dei cittadini,
degli agricoltori biologici e dei consumatori?». Attenzione:
«L’uniformità genetica delle sementi non potrà mai risolvere il problema
della fame nel mondo; in molti casi questi semi non riescono ad
adattarsi alle condizioni locali e hanno bisogno di grandi quantità di
pesticidi e fertilizzanti». Al contrario, «l’agricoltura biologica,
biodinamica e tradizionale cerca di sviluppare varietà che diano
risposte alle esigenze del luogo e che si adattino alle condizioni
specifiche per produrre in maniera sostenibile». Lo dimostra un recente progetto co-finanziato dalla stessa Unione Europea attraverso il programma Alcotra (cooperazione franco-italiana), che in due anni ha creato “una rete per le biodiversità transfrontaliere”,
varietà locali di ortaggi tradizionalmente coltivati in Piemonte e in
Provenza, grazie all’impegno di agricoltori-custodi che hanno
salvaguardato le specie, scongiurandone l’estinzione. Può apparire un
impegno hobbystico, ma non lo è: la lotta contro l’erosione genetica
degli ortaggi garantisce un’offerta più ampia verso il consumatore
locale, fatta di prodotti veramente a chilometri zero, con un taglio
netto al costo dei trasporti e all’impatto negativo – anche ecologico –
della grande distribuzione, a tutto vantaggio delle economie locali e
degli stessi consumatori, a cui si offrono prodotti sani, di stagione,
coltivati senza pesticidi. A coordinare il progetto sono stati centri di
ricerca francesi come il Grab di Avignone (agricoltura biologica) e la
stessa Aiab, associazione italiana per l’agricoltura biologica.
Obiettivo del progetto: il libero scambio di semi tra contadini italiani
e francesi, per mettere al riparo – una volta per tutte – l’immensa ricchezza costituita dalla biodiversità coltivata negli orti. In Italia a battersi per la modifica del testo di Bruxelles
è ora la Rete Semi Rurali. «La revisione attuata dalla Commissione
Europea deve tenere in considerazione quegli agricoltori e quei cittadini-consumatori
che, ad oggi, sono stati dimenticati dalla legislazione». Infatti, «chi
cerca varietà locali, tradizionali, non uniformi o con particolari
caratteristiche organolettiche o qualitative non può trovarle sul
mercato, a causa di una legislazione troppo restrittiva». Inoltre, la
nuova normativa sementiera «deve rispettare gli obblighi internazionali
firmati dall’Unione Europea
e in particolare il trattato Fao sulle risorse genetiche agricole per
l’alimentazione e l’agricoltura, favorendo l’uso sostenibile della
diversità agricola, tutelando i diritti
degli agricoltori e garantendo l’accesso facilitato per fini di ricerca
e sperimentazione alle varietà commercializzate». Le grandi lobby del
cibo, comprese le multinazionali degli Ogm, vedono la sovranità
alimentare dei territori come fumo degli occhi. Il guaio è che Bruxelles
si limita a prendere ordini da loro. Non resta che una mobilitazione
per tentare di sbarrare la strada a chi vuole cancellare la concorrenza
locale al grande business. Ora, riassume “Il Cambiamento”, i prossimi
mesi saranno decisivi: dopo la tappa di gennaio «ci si giocherà
veramente tanto, perché non dimentichiamolo: chi controlla i semi,
controlla il cibo e quindi la vita».